Contributo dell'ICT alla competitivitÓ dei settori industriali e delle imprese italiane

CNEL - FTI - 02/12/1999 - Roma

Per definire correttamente i termini della questione sembra opportuno riferirsi all'autorevole opinione espressa da Sergio Mariotti, direttore del CIRET/Politecnico di Milano, nel V Rapporto FTI: "Sino dal suo sorgere, l'effervescenza innovativa delle Tecnologie dell'Informazione e delle Comunicazioni (TIC) ha indotto l'aspettativa di un'era di sostenuto sviluppo, nella convinzione che le nuove tecnologie avrebbero contribuito allo stabilirsi ed al perdurare di quei circoli virtuosi tra crescita del prodotto, della produttività, degli investimenti e dell'occupazione che già avevano operato nelle esperienze di grandi innovazioni del passato. Tale aspettativa è andata tuttavia per lungo tempo delusa. A partire dalla metà degli anni '70, la crescita è apparsa flebile e discontinua ed essa è tuttora accompagnata da tassi di disoccupazione persistentemente alti. Le insufficienze del progresso tecnico come stimolo allo sviluppo si sono manifestate attraverso l'inopinata diminuzione del tasso di crescita della produttività (Il paradosso di Solow: "you can see the computer age everywhere but in the productivity statistics"); la modesta creazione di nuovi posti di lavoro, la stentatezza degli stimoli demand inducing ed il difficile decollo della preconizzata domanda di "informazione di massa"."

La convergenza tra telecomunicazioni, informatica ed industria dei media, sembra avere posto finalmente le basi per la definitiva affermazione delle nuove tecnologie e per il superamento delle difficoltà. La dinamica degli indicatori economici mostra la riconciliazione tra guadagni di produttività ed investimenti in TIC da parte delle imprese. La multimedialità prospetta un cluster di grandi innovazioni di consumo da affiancare alle innovazioni di processo che hanno dominato l'evoluzione della tecnologia sino a pochi anni fa. Lungo questo percorso si aprono per il nostro Paese grandi opportunità, ma anche gravi pericoli involutivi. Se il Paese non saprà adattare e qualificare il proprio sistema innovativo nazionale, la nostra economia, sotto l'agire della globalizzazione e della concorrenza internazionale, rischia di vedere innescati circoli viziosi che possono portare al depauperamento delle capacità di innovazione del Paese in tutte le sue componenti (industria, università, risorse umane, ecc.), nonché al ritardato ed insufficiente decollo della società dell'informazione. Corrispondentemente a questa impostazione, la discussione dovrebbe articolarsi sui seguenti temi:

Le prospettive di un forte impulso allo sviluppo della società dell'informazione si riflettono nella fondata possibilità di un aumento dell'occupazione?
Quali investimenti ICT delle imprese italiane si possono considerare un fattore di competitività e non semplicemente fattore di adeguamento ai Paesi avanzati?
Quale può essere in Europa il ruolo dell'ICT per la competitività dei settori industriali?
Esiste ancora un ruolo delle istituzioni italiane per promuovere ricerca scientifica e tecnologica nell'ICT? E quale può essere la ricaduta applicativa di tale attività di R&S nelle imprese italiane per promuoverne la competitività?
Coordinatore: Ing. Ennio Lucarelli, Pres. FITA
Sono intervenuti: Dr.ssa LILIANA TERRANOVA, SOGEI DR. MARCELLO COLELLA, INPS DR. CARLA BONELLO, FINSIEL Ing. VINCENZO COLABELLA Ing. COSIMO DE RUSSIS, RSI SISTEMI - ALTRAN Ing. CIRO DE FILIPPIS, RSI SISTEMI - ALTRAN Ing. GIOVANNI MARTINI, TELECOM ITALIA Dr.ssa FILOMENA PAPA, FONDAZIONE UGO BORDONI DR. ALDO BONAVOGLIA, CGIL Ing. GIORGIO DE VARDA, ITALTEL - FTI Sig. NICOLA COLECCHIA, FTI DR. DARIO NATOLI, RAI Prof. GIORGIO PACIFICI, FTI Ing. PIERAUGUSTO POZZI, FTI DR. GIOVANNI TREVISO, FITA Dr.ssa PAOLA ANZELLOTTI, FITA